Weekly News - notizie dal Mondo Automotive

23/09/21 Chrysler 300 e Dodge Durango: la fine è vicina

Chrysler ha recentemente annunciato una manciata di aggiornamenti per la berlina Chrysler 300, ma la berlina potrebbe vivere ancora poco.
Questo è un ritornello popolare quando si tratta del modello, ma Automotive News suggerisce che l’auto potrebbe raggiungere la fine della sua produzione nel 2023.

E’ ancora tutto da vedere, ma gli addetti ai lavori hanno accennato alla morte della Chrysler 300 per anni. 
Nel 2018, il capo dei marchi di autovetture di FCA in Nord America ha affermato che Chrysler era un marchio di “people mover” e che la berlina Chrysler 300 non si adattava ai loro piani futuri.
Mentre questo accadeva tre anni fa, il 300 rimane ancora in scaletta anche se le vendite sono scese da 51.237 unità nel 2017 a 29.213 unità nel 2019.

L’anno scorso ha visto un disastroso 16.653 vendite, ma la pandemia ha indubbiamente avuto un ruolo in quel deludente risultato.
Detto questo, la società ha venduto solo 11.062 unità nei primi due trimestri e questo significa che sono sulla buona strada per finire l’anno con solo 22.124 vendite negli Stati Uniti. 
Chrysler 300 potrebbe non essere l’unica vittima poiché la pubblicazione suggerisce che la produzione della Dodge Durango potrebbe terminare nel 2024.
Questa morte sarebbe più sorprendente in quanto i consumatori non sembrano avere abbastanza crossover e SUV.

Tuttavia, Dodge è ormai diventata un marchio di muscle car e le vendite di Durango non sono molto impressionanti poiché l’azienda vende in genere circa 66 mila unità all’anno.
Per fare un confronto, Jeep vende regolarmente più di 200.000 Jeep Grand Cherokee all’anno e il nuovo Grand Cherokee L potrebbe cannibalizzare le vendite della Durango nonostante le assicurazioni che non lo farà.
Vedremo dunque se arriverà la conferma a questi addii nei prossimi mesi da parte di Stellantis.

(Fonte. Alfavirtualclub.it)

22/09/21 IL CEO DI TOYOTA: SWITCH AD AUTO ELETTRICHE METTE A RISCHIO MILIONI DI POSTI DI LAVORO

Pur continuando a fare ricerca e sviluppo in campo elettrico, ad esempio alle Olimpiadi di Tokyo è spuntata l'elettrica LQ, Toyota continua a dimostrare qualche attrito rispetto allo switch delle auto a batteria - in particolar modo il suo CEO Akio Toyoda.

Toyoda è tornato a parlare in pubblico della questione elettrica, affermando come lo switch alle EV potrebbe costare il posto di lavoro a milioni di operai automotive.
Il manager ha lanciato più di qualche frecciatina al Governo giapponese, che vuole raggiungere la Carbon Neutrality entro il 2050. 
"Il Giappone è un Paese che dipende dalle sue esportazioni e rinunciare ai carburanti fossili crea un problema di occupazione" ha detto Toyoda, 
"Alcuni politici sono convinti che l'industria manifatturiera sia obsoleta e che sia fondamentale passare alle auto elettriche, non penso però che sia così. Per proteggere i posti di lavoro giapponesi dobbiamo allineare il futuro agli sforzi che abbiamo fatto finora."

Secondo Auto News, Toyoda avrebbe sottolineato come l'industria giapponese produca 10 milioni di unità all'anno, il cui circa 50% viene esportato. 
"Anche nel 2030 il Paese sarà in grado di costruire 8 milioni di auto tradizionali ogni anno, che rischiano di rimanere invendute e dimenticate e di mettere a rischio 5,5 milioni di posti di lavoro."

In queste 8 milioni di unità all'anno ci sarebbero anche vetture ibride e le plug-in hybrid, che secondo Toyoda sono ottime auto "di passaggio" finché non ci saranno infrastrutture di ricarica davvero funzionali e diffuse. 
"Il problema non sono i motori termici ma la CO2. Per ridurre la CO2 è fondamentale che i vari Paesi del mondo trovino soluzioni sostenibili comuni."

Ricordiamo poi che sempre Toyota sta sviluppando motori termici a idrogeno, a zero emissioni ma con feeling e sound da vettura a benzina.

(Fonte: auto.everyeye.it)






17/09/21 COSÌ PORSCHE SALVERÀ LA 911:

VIA ALLA COSTRUZIONE DI UN IMPIANTO PER LA BENZINA SINTETICA

Che la questione vi piaccia o no, sembra proprio che i motori termici siano destinati all’estinzione.
A partire dal 2035 in UE non si potranno più vendere motori a benzina o a gasolio, stessa sorte per le ibride - con le sole elettriche a batteria e a idrogeno che potranno essere commercializzate. 

Tuttavia qualcuno sta ancora puntando sugli eFuel.

Non è la prima volta che parliamo dei carburanti sintetici , Bosch ha da tempo lanciato il suo Diesel CARE, e sappiamo che aziende quali Volkswagen, Mazda e Porsche stanno già lavorando a questi carburanti per prolungare la vita dei motori tradizionali e inquinare meno, anche prima del 2035.

Ebbene proprio il marchio di Stoccarda - in collaborazione con altri marchi automotive e tech come Siemens Energy, HIF, Enel, ExxonMobil, Gasco ed ENAP - ha inaugurato un nuovo impianto di produzione di eFuel in Cile, a Punta Arenas, con i primi effetti tangibili che dovrebbero arrivare già nel 2022.

Nel corso del prossimo anno infatti verranno prodotti 130.000 litri di benzina sintetica, mentre saranno 55 milioni i litri prodotti entro il 2024.
Se vi sembra già tanto, entro il 2026 si vogliono raggiungere i 550 milioni di litri di eFuel.

Il Cile non è stata una scelta causale, ovviamente:
il Paese infatti è in grado di fornire tantissima energia elettrica pulita, proveniente da impianti eolici.

Porsche ha già dichiarato che la 911, l’icona della casa, è estremamente adatta all’uso degli eFuel, presto dunque ci si potrà divertire senza inquinare - le emissioni con i carburanti sintetici sono infatti ridotte del 90%.
Un progetto che avrebbe potuto salvare i motori termici dall’estinzione definitiva?


(Fonte auto.everyeye.it)








13/09/21 Tonale, Grecale e Purosangue: i 3 SUV dell’eccellenza italiana

I SUV sono i modelli che, in questo momento storico, esercitano un certo richiamo su ampie fasce di utenza.
Anche i marchi più prestigiosi si stanno piegando alla moda.
I ricchi clienti dei paesi emergenti spingono su questa tipologia di prodotto, che si aspettano dai vari marchi, incuranti della cultura e della tradizione aziendale.

 

A loro, interessa solo l’esclusività, che mal si concilia con i valori filosofici e con le dinamiche di gamma che hanno scritto la storia di certe case automobilistiche.
Pensiamo soprattutto a Ferrari e a Maserati, ma anche Alfa Romeo, in qualche modo, rientra nella casistica, seppur in forma nettamente minore.
I tre marchi si preparano ad allargare il listino con altrettanti SUV di fascia e categoria diversa:
Purosangue, Grecale e Tonale.
A loro, oggi, dedichiamo le nostre attenzioni.

Ferrari Purosangue

La Ferrari Purosangue è il SUV più discusso del momento ed è quello che fa più male al cuore degli appassionati storici e tradizionalisti del marchio del “cavallino rampante“.
Il suo arrivo è come uno sparo al cuore, perché stravolge l’identità della gamma della casa di Maranello, aprendo scenari diversi da quelli creati dalla storia e dalla filosofia aziendale.
Probabilmente sarà il modello più performante e bello della specie, ma percorre un binario diverso, che nessuno si sarebbe mai aspettato. 

Purtroppo anche il mitico costruttore emiliano si è piegato alla moda del momento e questo crea sconcerto in molta gente.
Anche se la nuova “rossa” avrà un’immagine diversa dagli altri SUV (ecco perché si parla di FUV), ci sarà comunque un forte stacco da ciò che siamo abituati a vedere.
Forse è il segno dei tempi, ma credo che la scelta non fosse inevitabile. Ormai, però, il dado è tratto e ci si avvia verso la presentazione di questo modello, che garantirà l’eccellenza del settore, in termini di prestazioni ed emozioni. 
La vettura è attesa al debutto nel 2022 e garantirà spazio a bordo per 5 passeggeri. La prima Ferrari a ruote alte si collocherà nella fascia più elitaria del mercato, con un prezzo di listino molto selettivo.
Ancora non si hanno notizie certe sulle sue motorizzazioni, ma la soluzione più accreditata sembra quella di un V8 da 4 litri, almeno nella fase iniziale.
Poi potrebbe giungere la versione full electric. 
Non sono da escludere le ipotesi di un motore V6 ibrido o V12, ma siamo nel campo delle illazioni.
Solo il tempo ci consegnerà le risposte.
Una cosa è certa: a Maranello puntano a fare qualcosa di sostanzialmente diverso rispetto a tutti gli altri SUV presenti su mercato, con un modello di grande identità, capace di regalare grandi brividi sensoriali, anche se in una veste insolita, distante anni luce dalla tradizione del marchio.

Maserati Grecale

La Maserati Grecale, che in tempi recenti ha fatto dei test sulle strade della Targa Florio, in Sicilia, punta ad estendere il bacino commerciale della casa del “tridente”, allargandolo verso nuove fasce di clientela, meno legate alla storia del marchio. Purtroppo gli Sport Utility Vehicle piacciono ai nuovi ricchi e le case, ormai incapaci di dettare le mode, si piegano ai desideri di chi cerca solo mezzi costosi e trendy, privi di qualsiasi connessione con la tradizione.

 

In tale scenario, il nuovo SUV della casa modenese dovrebbe produrre notizie felici per le finanze aziendali, anche a costo di una ricollocazione del brand, non più connesso alle sole vetture granturismo e sportive. Questo non ne farà un costruttore generalista, ma inevitabilmente produrrà degli effetti sulla sua percezione. Il cammino era già stato segnato dalla Levante. Rispetto a questa, la Maserati Grecale andrà a collocarsi in un segmento più basso e forse più premiante sul piano dei volumi produttivi.

 

La nuova nata, che prenderà forma sulla piattaforma Giorgio, proporrà alla clientela delle motorizzazioni elettrificate. Come abbiamo riferito in qualche altra occasione, il management ha previsto anche una versione 100% elettrica, magari declinata in più livelli di potenza.
La più spinta dovrebbe superare quota 600 cavalli, ma prima del suo arrivo sul mercato, la leadership in termini di bagaglio energetico dovrebbe toccare alla versione V6 da 3.0 litri, con oltre 500 cavalli a disposizione del guidatore.
Saranno dei purosangue emiliani, la cui corsa avrà il supporto di piacevoli melodie meccaniche.
Non dovrebbero esserci delle unità propulsive a gasolio, ma il condizionale è d’obbligo.
Le vendite inizieranno le mosse nel 2022, ma nell’autunno alle porte è attesa la presentazione sul mercato del modello, che suscita molta curiosità.
La gamma dei prezzi della Maserati Grecale dovrebbe partire da 70 mila euro.

 

Alfa Romeo Tonale

L’Alfa Romeo Tonale si appresta a diventare il primo SUV compatto ibrido plug-in del marchio del “biscione“.
Il modello, attraverso un linguaggio classico, vuole riscrivere le regole del segmento in maggiore crescita, grazie all’unicità dello stile italiano e a un impareggiabile piacere di guida.
Il suo design è una sintesi tra l’anticipazione di canoni inediti e il prestigioso heritage: vi ricorrono infatti stilemi entrati nella storia, in un insieme che definisce la nuova anatomia di Alfa Romeo.
Sulla fiancata si avvicendano volumi pieni ed eleganti propri di vetture apparentemente lontane per generazione e tipologia, che richiamano le qualità cariche di fascino delle forme pure della Duetto o della Disco Volante Spider.
L’anteriore ripropone l’inimitabile “Trilobo” e il distintivo “Scudetto” Alfa Romeo che funge da punto di forza centrale, indirizzando la velocità e la fluidità che pervadono la Tonale.
Ad accompagnare questo iconico elemento e a completare la monografia sul frontale troviamo la fanaleria anteriore “3 più 3” che evoca lo sguardo fiero tipico di SZ e Brera.
Il posteriore è impreziosito da un lunotto avvolgente, completato nella parte superiore dall’ala sospesa che ne esalta la continuità con il tetto trasparente. Gli interni sono fortemente concepiti in funzione del guidatore ma anche per ospitare comodamente i suoi passeggeri.
Le linee disegnate sono un equilibrio di armonia e tensione.
Si ha la sensazione che l’intero veicolo sia sempre pronto a scattare.
Queste forme suscitano forti emozioni, amplificate dal contrasto tra i preziosi materiali: come la fredda solidità dell’alluminio combinata al calore e alla morbidezza della pelle e dell’Alcantara.
Il debutto commerciale dell’Alfa Romeo Tonale dovrebbe avvenire il 4 giugno del 2022.
L’auto condividerà il pianale con la Jeep Compass.
Sul fronte motoristico, ci saranno delle unità propulsive sovralimentate a benzina e dei cuori elettrificati.

 

 (Fonte clubalfa.it)

 

08/09/21 Apple sempre più automotive: acquisita una grande area test Chrysler in Arizona?

Apple avrebbe acquistato un ex terreno di prova Chrysler per testare i propri veicoli a guida autonoma

Un ex terreno di prova Chrysler situato al di fuori di Phoenix, Arizona, si dice che sia stato recentemente acquisito da Apple per la somma di 125 milioni di dollari, come riportato dal sito AZ Big Media.

Nel 2017, risulta che una società, la  Route 14 Investment Partners LLC abbia firmato un contratto di locazione per l’utilizzo di questa struttura , e le voci sostenevano che dietro a questo accordo ci fosse l’azienda di Cupertino. 

Route 14 ha esercitato un’opzione per l’acquisto della proprietà; Il contratto di compravendita è datato 25 Giugno 2021, e consiste  in 34 lotti separati, per 125 milioni di dollari in contanti.

Non si è ancora stati in grado di legare concretamente Apple alla Route 14, ma è chiaro che chiunque sia dietro Route 14 abbia grandi disponibilità finanziarie e un interesse a lungo termine nella struttura di test.

Negli ultimi anni le voci sul lavoro di Apple sia sui sistemi di guida autonoma che sui veicoli elettrici veri e propri sono diminuite, ma di recente alcuni fatti sembrano ravvivare questi rumours:

- l’assunzione di Ulrich Krantz, manager con esperienza trentennale in BMW e di Doug Fie, manager proveniente da Tesla;

- la visita ufficiale di Apple alla Toyota;
- indiscrezioni secondo le quali il marchio di Cupertino sia intento a sviluppare una rete di fornitori di componenti auto;

Tutti questi indizi, sembrano portare all’intenzione di Apple di produrre un'auto a partire dal 2024.

 

(Fonte automoto.it)

 

08/09/21 Volkswagen dal 2023 inizierà l'addio al cambio manuale

La progressiva elettrificazione porterà alla fine di un’altra era: il 2030 potrebbe essere la data definitiva


Addio alla leva del cambio


Volkswagen dal 2023 progressivamente abbandonerà il cambio manuale sui suoi modelli. per passare esclusivamente alla trasmissione automatica entro il 2030. 
Un addio prevedibile, dovuto alla progressiva e inarrestabile elettrificazione, ma adesso ci sono le date. 

Le ha fornite Auto Motor und Sport, storicamente molto informato sulle dinamiche di VW.
Addio anche per le sportive, dove il manuale resiste per il piacere del controllo diretto del mezzo, o i modelli più compatti, per questioni di economia di scala.

La scelta del gruppo di Wolfsburg è pragmatica. I costi della elettrificazione, molto alti, impongono di limitare le spese in altri settori.
In poche parole, semplificazione: convogliare risorse e studi solo per i modelli a batteria, sui quali peraltro il cambio manuale sarebbe troppo costoso.

CHI SARÀ IL PRIMO DEL GRUPPO?

Non è dato sapere il coinvolgimento dei Marchi del Gruppo, ma è chiaro che l’accelerazione di Audi, che dal 2026 produrrà modelli nuovi solo elettrici, potrebbe essere la prima ad abbandonare la leva del cambio e la frizione.

Porsche dal canto suo ha più volte fatto sapere che produrrà il cambio manuale “fino a che sarà possibile”.

La fine di un’era si avvicina.

 

(Fonte Auto.it)

 

30/08/21 Vendite in Europa a Luglio: Dacia Sandero è la vettura più venduta

A Luglio 2021, la compatta del marchio Dacia è stata l'auto più venduta in Europa, scalzando la VW Golf al primo posto in classifica

Il quadro è insolito: a luglio, la VW Golf non è stata per la prima volta in vetta alle classifiche i vendita in Europa.
La Dacia Sandero ha conquistato il primato per la prima volta dal suo lancio sul mercato nel 2008: con 20.446 unità di nuova immatricolazione (+ 6% rispetto a luglio 2020), precede di poco la Golf con 19.425 unità (-37% )Al terzo posto la Toyota Yaris con 18.858 nuove immatricolazioni (+3%), seguita dalla VW Polo con 17.343 unità (-8%).


Complessivamente, dopo quattro mesi di crescita, il mercato europeo è sceso del 24% a luglio rispetto allo stesso mese del 2020 con 967.830 nuovi veicoli (2020: 1,27 milioni).
Le cause di questa flessione sono da ricercare nella perdurante pandemia da Coronavirus e dalla mancanza di semiconduttori che ha bloccato le produzioni e quindi le consegne di vetture


30/08/21 Porsche vuole costruire per la prima volta automobili in Asia

L'Asia è stata a lungo il mercato di vendita più importante per Porsche, in particolare la Cina.
Ma per molto tempo, a differenza di altri, la casa automobilistica di Zuffenhausen non ha mai pensato all’apertura di uno stabilimento produttivo in quell’area.

Ora sembra che sia venuto il momento di aprire un polo di assemblaggio in Malesia.

Ciò che l'ex capo Porsche Wendelin Wiedeking pensava dell'assemblaggio al di fuori del suo paese d'origine, è stato chiarito più di 20 anni fa:
poiché non si voleva che la prima Cayenne fosse completamente costruita dalla VW a Bratislava, fu aperto uno Porsche a Lipsia .
Una Porsche, come si diceva allora, doveva uscire da una catena di montaggio tedesca.

In seguito, la Cayenne è stata a lungo costruita completamente in Slovacchia e Porsche ha preferito  parlare di Engineered by Porsche e Engineered in Germany.
Ora la consociata VW vuole produrre anche al di fuori dell'Europa:
Porsche ha annunciato che verrà costruito un nuovo stabilimento di assemblaggio in Malesia.
Ma ha subito aggiunto: i veicoli prodotti lì sarebbero appositamente progettati per il mercato locale e offerti solo in Malesia. La produzione dovrebbe iniziare nel 2022.

"I fattori decisivi non sono la capacità e le dimensioni del progetto, ma piuttosto la volontà di apprendere e adattarsi alle particolari condizioni del mercato locale". ha affermato il direttore di produzione Albrecht Reimold.

"Regione con grandi potenzialità e forza innovativa"

La location sarà creata in collaborazione con Sime Darby Berhad, con il quale Porsche lavora da più di dieci anni come importatore e concessionario per Porsche in Malesia.
"La Malesia e l'ASEAN sono una regione con un grande potenziale e una forza innovativa", afferma il direttore delle vendite Detlev von Platen.
“Non vediamo l'ora di consegnare i primi veicoli prodotti localmente ai nostri clienti malesi nel prossimo anno. Questo passaggio fa parte di una strategia di crescita a lungo termine con la quale soddisfiamo le mutevoli esigenze dei clienti e del mercato."

Reimold ha anche voluto spazzare il campo da possibili illazioni secondo le quali, in futuro,  anche la produzione malese di Porsche possa essere esportata in Europa, Cina e USA:
"Grazie a un'attenta pianificazione, i nostri stabilimenti europei sono in grado di soddisfare pienamente la domanda globale, attuale e futura dei nostri veicoli".




22/08/21 - La mancanza di microchips continua ad influire pesantemente sulla produzione auto

La perdurante penuria di semiconduttori stà costringendo Audi a prolungare la diminuzione dei turni di produzione anche a settembre. Negli stabilimenti di Ingolstadt e Neckarsulm la misura dovrebbe riguardare circa 10.000 dipendenti.

La mancanza di semiconduttori, stà costringendo Audi a tagliare la produzione di diverse migliaia di vetture già pianificate e vendute

"Si deve pianificare di settimana in settimana" riferisce il portavoce della casa

La casa dei 4 anelli ha previsto turni ridotti di lavoro anche per per settembre, ma allo stesso tempo ha previsto turni aggiuntivi in ​​diversi fine settimana.
Audi ha un portafoglio ordini completo, ma non è stata in grado di costruire circa 50.000 vetture nella prima metà dell'anno a causa della mancanza di componenti.
Quando i componenti verranno consegnati, l'azienda cercherà di recuperare il ritardo di produzione.
Il CFO Jürgen Rittersberger aveva già annunciato a luglio che ci sarebbero stati ulteriori fermi di produzione e lavoro ridotto a causa della mancanza di semiconduttori in agosto e settembre.
Ove possibile, i chip verrebbero installati nei veicoli più profittevoli e con le più basse emissioni di CO2.

Anche le altre case automobilistiche stanno soffrendo la mancanza di microchip.
Secondo il CFO di BMW Nicolas Peter, la casa bavarese avrebbe potuto vendere tra le 70.000 e le 90.000 auto in più quest'anno. "Al momento, tuttavia, tutti gli stabilimenti in tutto il mondo sono ben forniti", ha affermato giovedì un portavoce della BMW. A Lipsia la produzione procede regolarmente, a Monaco e Dingolfing riprenderà come previsto dopo le vacanze estive lunedì, e anche a Oxford la produzione riprenderà la prossima settimana.

23/08/21 - Great Wall acquista lo stabilimento Daimler in Brasile

La casa automobilistica cinese Great Wall ha recentemente acquisito da Daimler Benza lo stabilimento brasiliano di Iracemápolis da Daimler.
In questo stabilimento, a partire dal 2016 era dedicato alla produzione della Mercedes benza  Classe C

Great Wall, prevede di rendere questo stabilimento il suo principal polo produttivo per il mercato sudamericano, molto importante per quanto riguarda il segmento dei pick-up

Non sono previsti tagli all'occupazione e nel breve periodo il personale verrà incrementato di oltre 2000 unità

Con questa acquisizione, Great Wall intende raffrozare la propria presenza in Sud America, iniziata nel 2007 con l'istituzione della filiale cilena, che considera uno dei mercati strategici per la sua crescita, che nel 2021 ha già fatto registrare una crescita del 176% sul pari periodo del 2020.

L'obiettivo di Great Wall è arrivare a vendere 4 Milioni di veicoli nel mondo entro il 2025










20/08/21 Auto a idrogeno: come funzionano

Le auto ad idrogeno sono le nuove prospettive per un futuro green. La tecnologia delle celle a combustibile ci aiuterà a risparmiare denaro e diminuire l’inquinamento

Meno inquinamento e meno rumore: quando si parla di mobilità elettrica si pensa a una batteria enorme che si carica ad una presa. Tuttavia esiste un’altra tecnologia: il motore a idrogeno, noto anche come veicolo elettrico a celle a combustibile a idrogeno.

I veicoli elettrici a celle a combustibile (FCEV: Full Cell Electric Vehicle) utilizzano l’elettricità per alimentare un motore elettrico. A differenza di altri veicoli, essi producono elettricità utilizzando una cella a combustibile alimentata a idrogeno. Il produttore, durante la progettazione, definisce la potenza del veicolo in base alla dimensione dei motori elettrici che ricevono energia dalla combinazione di celle combustibile e batteria di dimensioni adeguate.

La maggior parte degli FCEV utilizza la batteria per recuperare l’energia di frenata e per fornire potenza extra durante brevi eventi di accelerazione. Il motore elettrico converte l’energia cinetica dell’auto in energia elettrica e la immette nella batteria di riserva.  La quantità di energia immagazzinata a bordo è determinata dalle dimensioni del serbatoio del carburante idrogeno.

Le auto a idrogeno producono da sole l’elettricità e, a differenza di veicoli ibridi completamente elettrici o plug-in, hanno a bordo una propria centrale elettrica chiamata cella a combustibile.

L’idrogeno reagisce con l’ossigeno nella cella a combustibile, dando così luogo a un processo di elettrolisi inversa. L’ ossigeno proviene dall’aria dell’ambiente mentre l’idrogeno proviene da uno o più serbatoi. I risultati di questa reazione sono l’energia elettrica, il calore e l’acqua emessa attraverso il vapore acqueo.

Come funziona l’idrogeno?

L’idrogeno gassoso è immagazzinato in un serbatoio che alimenta celle a combustibile. Ciascuna di queste è composta da terminali negativi e positivi, rispettivamente anodi e catodi. Gli anodi e i catodi sono separati da un elettrolita come una batteria agli ioni di litio.

L’idrogeno produce elettricità invece di una cella di batteria. L’ossigeno viene pompato nel catodo mentre l’idrogeno fluisce al terminale dell’anodo di platino. Quest’ultimo funge da catalizzatore e scinde gli ioni di idrogeno positivi dal gas.

Infine, attraverso l’elettrolita fluiscono al catodo per costruire una carica positiva. Dato che gli elettroni separati non possono fluire attraverso l’elettrolita, fluiscono attorno ad un circuito esterno e generano una carica utilizzata per alimentare il motore elettrico.

Quando gli ioni d’idrogeno entrano in contatto con il catodo e si combinano con l’ossigeno per produrre acqua che fuoriesce dallo scarico, l’acqua è talmente pura che la si potrebbe bere.

L’idrogeno può essere utilizzato anche come un sostituto alla benzina o al diesel in un motore a combustione interna convertito o specializzato. In questo caso l’idrogeno gassoso pressurizzato viene iniettato nella camera di combustione direttamente.
La combustione avviene, quindi, come in un normale motore a combustione interna, detto anche ICE (Internal Combustion Engine).

 

Vantaggi e svantaggi dell'auto a idrogeno

Tra i vantaggi più evidenti va considerato che quando si guida un’auto a celle a combustibile idrogeno si ha l’impressione di guidare un’auto elettrica normale: il rumore del motore è praticamente inesistente.
Il tempo di ricarica è rapidissimo, infatti generalmente il veicolo si ricarica in soli cinque minuti contro i 30 minuti fino a diverse ore dei veicoli elettrici. L’idrogeno può essere pompato nel serbatoio del carburante di un veicolo proprio come il gas, quindi si può fare velocemente il pieno.

Il serbatoio di idrogeno dura quasi fino a cinquecento km, presentando quindi un’autonomia migliore rispetto alle auto elettriche. L’ autonomia delle auto a idrogeno non si deteriora con il freddo e non dipende dalla temperatura esterna.

Un’attuale grande svantaggio è la scarsità di opzioni per il rifornimento poiché viene effettuato da pompe di carburante speciali.

Le auto a celle combustibile a idrogeno sono ancora un po’ costose anche perché vengono prodotte in piccoli volumi senza una rete industrializzata. Inoltre, come elemento catalizzatore viene utilizzato il platino, un metallo prezioso indispensabile durante la generazione di energia.

Queste auto tendono ad essere molto grandi perché i serbatoi a idrogeno occupano molto spazio.

Il costo per km di funzionamento delle auto a idrogeno attualmente è quasi il doppio di quello dei veicoli elettrici a batteria caricati in casa.

(Fonte: Automotive-news.it)

19/08/21 FAURECIA ACQUISISCE HELLA

Il colosso francese della componentistica auto Faurecia ha acquisitoHella, con sede  a Lippstadt (Nord Rhein Westfalen), azienda nata nel 1899 specializzata in illuminazione, componentistica elettrica e più di recente anche di sistemi elettronici di sicurezza attiva (ADAS) per l'automotive.
Con questa operazione - che è stata realizzata dopo il ritiro dalla trattative della tedesca Knorr-Bremse - Faurecia sale al settimo posto nella classifica dei maggiori fornitori mondiali.


 Faurecia entra in possesso, per circa 4 miliardi di euro, di oltre il 60% delle azioni della famiglia Hueck, gli eredi dell'imprenditore che la rilevò nel 1923. Gli altri azionisti potranno sfruttare un'offerta pubblica di acquisto.


  Hella - che è quotata alla Borsa di Francoforte e quella di Lussemburgo - è valutata poco meno di 7 miliardi di €uro.
  "L'identità di Hella, le divisioni e i dipendenti continueranno a svolgere un ruolo importante nella nuova società combinata", ha annunciato Faurecia.

Lippstadt sarà la sede globale di tre delle sei aree di business: elettronica, illuminazione e lifecyle value management.
Secondo Faurecia, la fusione sta alla base della sua ambizione di "accelerare la trasformazione strategica dell'azienda".

"Questa fusione è un'opportunità unica per creare un leader globale nella tecnologia automobilistica - ha commentato il Ceo di Faurecia, Patrick Koller - Sono convinto che Faurecia e Hella siano una coppia eccellente. Condividiamo la stessa visione e abbiamo una comprensione comune dei valori e della cultura".

Si prevedono sinergie di vendita da 300 a 400 milioni di euro entro il 2025.
L'obiettivo di Faurecia è utilizzare i punti di forza e le risorse di Hella per crescere insieme con profitto.
Faurecia, riporta il magazine Automobilwoche, svilupperà una gamma completa di veicoli elettrici basata sul portafoglio di gestione dell'energia di Hella, tecnologia dei sensori e attuatori per veicoli alimentati a batteria, nonché soluzioni di sistema e soluzioni di stoccaggio dell'idrogeno di Faurecia.

I sistemi di gestione della batteria, i convertitori DCDC e i sistemi di ricarica a bordo di Hella, nonché i sistemi a batteria, lo stoccaggio dell'idrogeno
e i sistemi stack sono esempi della gamma di prodotti combinati.
Il gruppo avrà 18.500 ingegneri e specialisti, inclusi 3.000 ingegneri del software.

(fonte Ansa.it)

Carburanti alternativi: ecco cosa potrebbe sostituire l'elettrico

Stando a diversi studi che nel corso degli ultimi mesi hanno preso piede per via degli investimenti di alcune importanti aziende, l’elettrico è solo una delle possibilità in grado di può sostituire i carburanti fossili utilizzati fino a oggi.
Questi possono risultare utili per scopi specifici, e non devono ovviamente per forza rimpiazzare del tutto i carburanti più utilizzati attualmente, ma magari riuscire a ridurne l’impatto ambientale e il consumo. 

I primi a giungere in aiuto sono gli oli vegetali idrogenati, che grazie alla fusione fra idrogeno e oli vegetali (come suggerisce il nome), permettono di realizzare un carburante ricavato dai rifiuti, e che emette dal 60% all’80% in meno di CO2.
Per trasformare i rifiuti in materiali utili - anche in Italia - stando a Giuseppe Ricci, direttore Energy Evolution dell'Eni, è possibile liquefare i rifiuti organici per estrarne olio e acqua.
Non va inoltre scartata l’opzione della gassificazione con ossigeno, trasformando i materiali riciclabili in gas che può diventare idrogeno, metanolo o etanolo.

Troviamo poi i Synfuel, ovvero carburanti sintetici ottenibili combinando idrogeno e anidride carbonica, quindi facilmente reperibili grazie a risorse comuni. Porsche sta lavorando al progetto per realizzare un vero e proprio impianto.
L’idrogeno stesso può generare elettricità o fungere da carburante, come sta sperimentando Toyota alimentando un tre cilindri con idrogeno allo stato gassoso. 

Considerando però che il costo finale potrebbe risultare a carico dell’utente, è necessario che le transizioni ad altri approcci come questi non siano particolarmente costose, al fine di non creare troppo distacco con i prezzi degli attuali carburanti principali.

(Fonte: Automoto.it)

 

Stellantis cala gli assi: Alfa diventa Alfa e-Romeo, Abarth solo elettriche, elettrificate in tutti i marchi

Durante l'EV Day 2021, Stellantis ha rivelato i piani futuri, che come previsto comprendono un massiccio investimento nell'elettrificazione della gamma, coinvolgendo tutti i marchi gestiti derivanti dalla fusione di FCA e PSA.

Alcune delle novità hanno del clamoroso, e potrebbero anche venir mal digerite dagli appassionati di lunga data. Tra queste c'è sicuramente il nuovo ruolo che avrà Alfa Romeo, che diventerà espressione di auto al 100% elettrificate, divise tra elettriche pure ed ibride plug-in. 
Tra gli slogan presentati ce n'è addirittura uno che cambia il nome della storica casa, che passerebbe da Alfa Romeo a Alfa e-Romeo.

Sorte simile, ma ancora più estrema per Abarth, che diventerà un marchio di sole auto elettriche, presupponiamo sempre legate a un concetto di sportività. In generale si ritrovano riferimenti alle nuove motorizzazioni in tutti i marchi gestiti, il tutto però basato su quattro piattaforme dedicate, diversificate in base alle dimensioni ed alle esigenze.

Così oltre alle già citate Alfa e-Romeo, che dovrebbero arrivare dal 2024, Lancia sarà "il modo migliore per proteggere il pianeta", o Maserati diventerà "il lusso elettrificato", mentre Fiat avrà una variante elettrica per ogni modello.
Sempre parlando di Fiat, finalmente sembra sia arrivato anche il momento della famigerata Centoventi.

Ovviamente le novità proseguiranno anche per i marchi ex PSA, che già oggi hanno tante varianti elettriche, con addirittura Opel che dal 2028 dovrebbe diventare un brand solo a zero emissioni, con anche la produzione di serie della Manta-E.

Tante novità anche per i mezzi più massicci, tipicamente americani.
Già oggi Jeep propone diversi modelli plug-in della serie 4Xe, ma dal 2025 ogni modello avrà questa variante, ma dal 2030 solo ed esclusivamente elettriche.
Stessa sorte anche per muscle car come Dodge, che quindi inaugurerà il concetto di eMuscle car.
Nel 2024 ci sarà anche un pick-up elettrico dell'amata RAM.

 (Fonte DMove.it)

Faw sceglie Reggio Emilia per lo stabilimento da 300mila metri quadrati. Investimento da un miliardo per l’elettrica disegnata da Walter de Silva. La supercar cinese sarà «made in Emilia»: 1.000 assunzioni nella motor valley

Una sfida industriale per l’automotive Made in Emilia, che mette a segno il colpo prima annunciato e ora confermato con i cinesi di Faw, in joint venture con gli americani di Silk EV.
Il Gruppo alla fine ha scelto Reggio Emilia come area dove realizzare lo stabilimento di produzione della supercar elettrica che vedrà la luce a inizio 2023.

La S9 sarà "Made in Reggio Emilia"
Lo scorso 3 Maggio l’annuncio, durante una conferenza stampa che ha messo in fila i numeri dell’operazione: un miliardo di investimenti per oltre mille assunzioni, un’area da 300mila metri quadri, a ridosso dell’Autostrada e della stazione dell’Alta velocità, dove sorgerà lo stabilimento produttivo e il centro di ricerca e sviluppo. Qui verranno progettati e realizzati i modelli della serie S di Hongqi: la Hongqi S9, prima della serie “S” progettata da Walter De Silva e svelata all’Autoshow di Shanghai, oltre alla Hongqi S7.

Dalla Cina alla motor valley
"Siamo orgogliosi di poter dare il nostro contributo ad un ecosistema già ricco di expertise e capacità di innovazione" sottolinea Jonathan Krane, presidente di Silk-FAW, durante la conferenza stampa. Una operazione dunque che valorizza le straordinarie competenze del distretto automotive dell’Emilia Romagna ma anche la posizione strategica, dal punto di vista della logistica e dei trasporti, dell’area di Reggio Emilia, strategicamente tra Bologna e Milano.
Tanto che già si guarda al futuro, come conferma il sindaco della città, Luca Vecchi, e ad un possibile nuovo svincolo autostradale – Reggio Emilia Est – utile anche a migliorare i collegamenti con l’area di Modena.
L’insediamento a Reggio Emilia del polo produttivo di Silk-Faw "rappresenterà – sottolinea il presidente Krane – una opportunità per l’attrazione di nuovi talenti e nuove competenze, crediamo che il nostro investimento potrà contribuire a rafforzare questo ecosistema con più di mille nuovi posti di lavoro".

Radici antiche per la mobilità del futuro
Una operazione che promette dunque di aggiungere ai grandi brand della Motor Valley ricordati dal presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini – Maserati e Ferrari, la Toro Rosso, Dallara – una realtà industriale che guarda alla mobilità del futuro e al comparto lusso, sulla scia della valorizzazione delle competenze e del saper fare emiliano. «Siamo una terra con una grande capacità di esportazione grazie ai nostri distretti, dalla meccanica alla meccatronica passando per il biomedicale e la ceramica – ricorda Bonaccini – e qui nasceranno le supercar elettriche del futuro».

Supercar di ultra-lusso a trazione elettrica

Il progetto industriale degli americani di Silk EV e dei cinesi di FAW, realtà con 130mila dipendenti e 3,5 milioni di vetture vendute nel 2019, fa dunque un altro passo avanti dopo la nascita della joint venture lo scorso febbraio. Una collaborazione, come sottolinea la società in una nota, nata per sviluppare una serie di veicoli sportivi di ultra-lusso, a trazione elettrica e ad alte prestazioni, che guardano alla Cina e ai mercati globali.

Nuovo ossigeno per la filiera italiana

In ottica più generale, come sottolinea il presidente di Unindustria Reggio Emilia Fabio Storchi, l’arrivo di Silk-FAW in Emilia Romagna rappresenta l’apertura di un cantiere, "anzitutto per la filiera produttiva automotive che dovrà sostenere l’investimento dal punto di vista della fornitura di componenti indispensabili per la produzione di queste auto. La nostra meccanica intelligente è attrice nelle lunghe filiere internazionali e si candida a lavorare a fianco del Gruppo per la realizzazione delle nuove vetture elettriche".

Il nuovo insediamento, aggiunge, "incoraggerà poi molte delle nostre piccole e medie imprese a definire nuovi orizzonti produttivi nella logica della trasformazione tecnologica del settore automotive".
Per la Motor Valley emiliana si tratta dunque di un progetto strategico, "che conferma come i nostri distretti industriali abbiano un posizionamento competitivo di portata mondiale" ricorda ancora il sindaco di Reggio Emilia.

(Fonte "Il Sole 24Ore")

 

 

AUDI:  A Berlino cala il sipario sull'esperienza in Formula E

Ancora due gare e poi calerà il sipario sull’esperienza dell’Audi in Formula E. Tutto ampiamente previsto: come annunciato a inizio stagione, infatti, la Casa di Ingolstadt reindirizzerà i propri investimenti su altri settori del motorsport, pur mantenendo a disposizione dei team clienti (come oggi avviene con la Envision Virgin Racing) il proprio know-how sulle monoposto elettriche. Ma per i colori dell’Audi Sport Abt Schaeffler, il doppio appuntamento di Berlino sarà una passerella d’addio. Possibilmente festoso, visto che, numeri alla mano, sia il campionato piloti sia quello costruttori sono ancora in gioco: l’ultima chance per arricchire un bilancio che, sin qui, conta un titolo a squadre (stagione 2017-2018, quella del debutto da team ufficiale) e un titolo piloti (2016-2017), conseguito da Lucas Di Grassi con il team Abt Schaeffler Audi Sport.

In gara sin dal debutto della competizione. Iniziata attraverso una partnership con un team privato e proseguita con un coinvolgimento in prima persona, l’avventura dell’Audi in Formula E è della prima ora, cominciata sin dal debutto della competizione (2014) e proseguita per sette stagioni. Un viaggio che ha accompagnato il lancio della gamma elettrica della Casa, a partire dalla prima vettura a emissioni zero del marchio, la Suv e-tron quattro (2019) per arrivare alla prima sportiva a batteria, la RS e-tron GT. Una parentesi che finora ha aggiunto alla bacheca dei Quattro anelli 46 trofei. Nella stagione 2021, il punto più alto è stato la doppietta in gara 1 nell’ePrix di Puebla (Messico), con Lucas Di Grassi primo e René Rast secondo. I due si trovano, oggi, rispettivamente al 14° e al 10° posto, con ritardi di 23 e 33 punti dalla vetta: i punti in palio nelle due gare di Berlino, dunque, tengono ancora aperti degli obiettivi di classifica. Stesso discorso nel ranking costruttori, dove l’Audi è attualmente sesta a 134 punti, a 31 lunghezze dalla Envision Virgin Racing (che utilizza la FE07 di Audi Sport).

Tocca a rally ed endurance. Dopo Berlino, l’Audi avrà altri impegni sportivi prioritari. “Oggi la mobilità elettrica non è più una visione del futuro ma del presente. Questo significa che è tempo per noi di fare il prossimo passo anche nel motorsport” ha detto Julius Seebach, ad di Audi Sport. “Il rally ci offre l'opportunità di aprire nuovi orizzonti da pionieri e di presentare e sviluppare ulteriormente la nostra esperienza nel campo della mobilità elettrica in condizioni estreme" ha aggiunto il manager. La Casa correrà la Dakar 2022 con la RS Q e-tron, una Suv con trazione integrale e una potenza di 680 cavalli, dotata di tre motori elettrici più un quattro cilindri benzina (impiegato anche nel DTM) a fungere da range extender. Parallelamente all’impegno nel rally-raid, l’Audi porterà avanti i propri programmi nelle corse clienti e si prepara a entrare nella categoria dei prototipi sportivi LMDh (Le Mans Daytona hybrid), dal 2022 protagonista del mondiale endurance, per partecipare a competizioni di durata come la 24 Ore di Daytona e la 24 Ore di Le Mans.

Anche la BMW dice stop. Oltre all’Audi, anche una sua storica rivale, la BMW, chiuderà con la stagione 2021 la propria esperienza nella categoria riservata alle monoposto elettriche. La Casa dell’Elica ha motivato tale scelta spiegando di “aver esaurito le opportunità di sviluppo delle powertrain della Formula E, senza più possibilità di usufruire del trasferimento tecnico

 (Fonte Quattroruote)

Le vendite globali di veicoli elettrici di VW aumentano del 165% nella prima metà del 2021, spinte dalla domanda in Europa

FRANCOFORTE - Le consegne di modelli completamente elettrici dei marchi VW, Audi, Porsche e Skoda del gruppo sono aumentate del 165% a 170.939 da 64.462 nello stesso periodo dello scorso anno, ha dichiarato il gruppo VW in una nota

L'Europa è stato il principale mercato per il gruppo VAG, con vendite di 128.078 modelli, in crescita del 156%.

Gli Stati Uniti sono stati il secondo mercato con 18.514 veicoli venduti (+321% sul 2020) e la Cina il terzo con 18.285 (+110%) . In Cina le vendite dell'ID4 di VW sono state al di sotto delle previsioni.

Il capo delle vendite del gruppo VW, Christian Dahlheim, ha affermato che la casa automobilistica si aspetta che le vendite in Cina ottengano un aumento significativo nel terzo trimestre, con il lancio del crossover elettrico a sette posti ID6.

Il primo veicolo elettrico di nuova generazione del gruppo VAG, la berlina compatta ID3, è stato lanciato in Europa lo scorso anno, ed è stato seguito dal crossover ID4, lanciato anche negli Stati Uniti e in Cina a marzo.

 

Presi singolarmente i vari marchi del gruppo, le vendite di VW sono aumentate del 182% a 92.859 unità nel primo semestre 2021, Audi, che vende Q4 e-tron ed e-tron GT, ha visto le sue vendite di veicoli full electric aumentare del 69% , raggiungendo le 32.775 unità e Porsche, la cui unica auto completamente elettrica è la Taycan, ha venduto 19.822 veicoli elettrici, con un aumento del 342%.

Inoltre, le vendite di auto completamente elettriche di Skoda sono state 17.697 (+257) mentre Seat ha raggiunto le 6.172 unità vendute (186%).

Nel frattempo, il gruppo VW ha affermato che le consegne di veicoli ibridi plug-in sono più che triplicate, raggiungendo nel primo semestre 2021 le 171.300 contro le 56.303 del primo semestre 2020.

Stellantis fermerà le vendite di Jeep Wrangler a 2 porte in Europa entro il 2022

TORINO - Jeep ha dichiarato che interromperà le vendite delle versioni a due porte dellla Wrangler in Europa entro il 2022, nell'ottica del piano di riduzione delle emissioni di CO2 attraverso il lancio di modelli ibridi plug-in da parte di Stellantis.

Il passo più corto della Wrangler a due porte, che utilizza un motore a benzina a 4 cilindri turbo da 2.0 litri, non permette uno spazio sufficiente all'installazione di una trasmissione ibrida.
Tutte le future Wrangler vendute in Europa saranno modelli 4xe ibridi plug-in a quattro porte.

La Wrangler a due porte viene importata in Europa dalla fabbrica di Stellantis a Toledo, Ohio.
La Wrangler a due porte con le emissioni più basse venduta in Europa, la versione Sport da 272 CV, ha emissioni di CO2 di 243 grammi per km sotto il ciclo WLTP, rispetto ai 79 g/km per la Wrangler 4xe ibrida plug-in.

Circa il 30% delle Wrangler vendute in Europa è il modello a due porte e fino a Maggio 2021 ne sono state vendute oltre 2.602 esemplari.

 Il modello a due porte "lascerà gradualmente il mercato alla versione ibrida plug-in a 4 porte (4xe)", ha affermato Jeep in una nota. 

Il propulsore ibrido plug-in della Wrangler 4xe si basa sul motore turbo a 4 cilindri da 2,0 litri con una potenza di 279 CV e due motori elettrici per una potenza totale di 380 CV.
Jeep afferma che l'autonomia in elettrico è di 50 km grazie al pacco batterie da 17 Kw/h posizionato sotto i edili posteriori.
Una ricarica completa richiede tre ore con una wallbox da 7,4 kWh.

La nuova Wrangles Hybrid si affiancherà ai modelli ibridi plug-in di Compass e Renagade, già lanciati lo scorso anno

15/07/21 Le 10 auto più rubate in Italia: Panda al primo posto

Nel 2020 in Italia, nonostante le restrizioni dovute ai vari lockdown, il triste fenomeno del furto d’auto è aumentato ancora.

Ogni giorno, 274 vetture, pari a circa 11 all’ora, vengono rubate

Data la grande quota di mercato, le vetture del gruppo Fiat sono le prede più frequenti, e ben 5 modelli del gruppo torinese sono in questa triste top ten

Ovviamente è nelle grandi aree metropolitane, come Roma, Napoli e Milano che si registrano i numeri più alti.

Ecco la classifica delle 10 auto più rubate nel 2020 in Italia

1 – Fiat Panda: 7415 esemplari

2 – Fiat 500/ 6.889

3 – Fiat Punto/Grande Punto: 5.252

4 – Lancia Ypsilon: 2930

5 – Volkswagen Golf: 1491

6 – Smart Fortwo: 1381

7 – Renault Clio: 1324

8 – Ford Fiesta: 1138

9 – Opel Corsa: 821

10 – Fiat Uno: 718 (si avete letto bene, la vecchia e cara Fiat UNO)

 I veicoli presenti in questa top ten, rappresentano meno della metà, il 44%, del totale vetture rubate.

Dai dati delle forze dell’ordine, emerge anche un altro dato preoccupante, che riguarda la percentuale di recupero delle vetture rubate, nel 2020 intorno al 37% , due vetture su tre non fanno ritorno al legittimo proprietario su base nazionale ed in regioni come Puglia, Lazio e Campania, questa percentuale scende al 25%.
Negli ultimi 10 anni oltre un milione di veicoli (auto, moto, mezzi pesanti e leggeri) sono letteralmente scomparsi e mai più ritrovati

L’abilità dei ladri inoltre si stà spostando verso l’utilizzo di dispositivi elettronici in grado di permettere il furto di mezzi mirati, in modo veloce, bypassando i dispositivi di sicurezza di cui un veicolo moderno è equipaggiato

Ovviamente i SUV, che stanno prendendo sempre più piede nel mercato, sono uno dei nuovi obiettivi dei malviventi, avendo fatto registrare un +8% di furti rispetto al 2019, con una particolare predilezione per Nissan Qashqai (1 SUV su 5 rubati sono d questo modello), Kia Sportage e Range Rover.

 

14/07/21 Nuovo motore 1.5 Firefly turbo ibrido per Fiat 500X, Tipo e…Alfa Romeo

fiat firefly


Sarà lanciato nel 2022 il nuovo propulsore della famiglia Firefly da 1.5 litri turbo a 4 cilindri, che interesserà alcuni modelli Fiat, ma non solo.
Il motore sarà montato con tutta probabilità sul restyling del crossover Fiat 500X e sulla Fiat Tipo. Si Ipotizza anche il suo impiego in alcuni modelli Jeep e soprattutto Alfa Romeo.

Il motore da 1.5 litri andrà probabilmente a sostituire il 1.3 T4 Firefly, almeno nelle sue versioni a benzina.
Questa inedità unità sarà infatti dotata di tecnologia micro ibrida con sistema a 48V. 
Sarà quindi lui l’artefice dell’elettrificazione, seppur leggera, di modelli come la 500X e la Tipo.

Per il marchio Fiat sono attese due varianti di questo motore:

-da 130 CV, probabilmente dotata di sola trasmissione manuale a 6 rapporti

-da 160 CV, abbinata all’automatico DCT.

Il nuovo motore da 130 CV andrà probabilmente a sostituire il 1.0 T3 da 120 CV, mentre la versione da 160 CV prenderà il posto del 1.3 T4 da 150 CV. La Fiat Tipo con il benzina micro ibrido da 130 CV promette una velocità massima di circa 203-205 km/h e consumi paragonabili al 1.0 T3 da 100 CV. Difficilmente vedremo la media italiana anche nella versione da 160 Cv, a meno di un ripensamento in chiave Abarth.

La Fiat 500X, per la quale è atteso un secondo restyling nel 2022, probabilmente adotterà entrambe le versioni del propulsore.

NON SOLO FIAT

Per Alfa Romeo si ipotizza l’arrivo di altre due varianti del 1.5 Firefly, che probabilmente vedremo sulla nuova Tonale
Una da circa 190 CV, che sarà di possibile adozione anche sui modelli Jeep Renegade e Compass, ed una più performante da circa 215 CV, solo per la Tonale.
Da capire se questa possa sostituire anche il 2.0 da 200 CV di Giulia e Stelvio.

Siamo in attesa di ulteriori conferme da parte di Stellantis. 
L’Italia attende inoltre con impazienza la decisione sulla realizzazione di una giga-factory (stabilimento per la realizzazione delle batterie), proprio sul territorio nazionale.

(Fonte MotoriNews )

13/07/21 Bonus auto usate nel Decreto Sostegni


ROMA - In commissione Bilancio alla Camera è stato approvato un emendamento al Decreto Sostegni bis, ed è quindi arrivata la conferma che ci saranno dei nuovi incentivi auto in Italia, almeno fino alla fine di quest’anno.

Il Governo ha deciso di stanziare nuovamente 350 milioni di euro per l’ecobonus dedicato alle auto, che viene prorogato appunto dal 30 giugno fino al 31 dicembre 2021.
Questo grazie al successo sempre ottenuto dai vari incentivi auto proposti sin dallo scorso anno, per aiutare una situazione di crisi profonda per il mercato dell’automotive, senza precedenti, e per incentivare gli italiani all’acquisto di macchine nuove (elettriche e ibride, ma anche con motorizzazioni tradizionali Euro 6) e rinnovare quindi il parco auto circolante, che in Italia è uno dei più vecchi e inquinanti di tutta Europa.

I nuovi fondi che sono stati stanziati oggi per gli incentivi auto andranno anche ad aiutare chi decide di comprare un veicolo usato, l’importante è che sia di categoria Euro 6 e che avvenga contestualmente anche la rottamazione di un mezzo della stessa categoria e con almeno 10 anni di vita.

La capogruppo di Italia Viva in Commissione Attività produttive della Camera, Sara Moretto, ha spiegato in una nota quanto segue:

“Si stanziano 60 milioni di euro per incentivare l’acquisto di auto elettriche o ibride nuove, 200 milioni per i veicoli euro 6 anche diesel e benzina, 50 milioni di euro per i veicoli commerciali. Infine, 40 milioni sono destinati all’acquisto di auto usate non inquinanti. Siamo soddisfatti perché si tratta di una forma di incentivazione che aveva funzionato. Per questo era molto atteso sia dal settore automotive che dai cittadini”.

(Fonte Virgilio Motori )

12/07/21 Francia e Germania pronte a dare battaglia contro la direttiva dell'UE che vorrebbe mettere al bando la produzione di motori endotermici entro il 2035

Electric cars

PARIGI - La Francia sarebbe pronta ad opporsi alla direttiva dell’Unione europea che prevede l’interruzione delle vendite di vetture dotate di motore a combustione interna entro il 2035, sostenendo che un obiettivo più ragionevole sarebbe la fine del decennio ed un prolungamento ulteriore dovrebbe essere accordato alle vetture ibride plug-in.

 

Il governo francese sostiene da tempo l'obiettivo di ridurre le emissioni delle auto del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2021 e di mantenere gli ibridi sul mercato più a lungo, ha affermato un funzionario nell'ufficio del presidente Emmanuel Macron.

La Commissione europea dovrebbe svelere mercoledì 14 Luglio i piani per richiedere che le emissioni diminuiscano del 65% a partire dal  2030 e a zero dal 2035.

Il funzionario francese, che ha chiesto di non essere identificato, ha commentato quanto sopra dopo che Macron ha incontrato i massimi dirigenti di aziende automobilistiche tra cui Stellantis e Renault, i fornitori Valeo, Faurecia e Plastic Omnium, nonché i rappresentanti del lavoro per discutere del passaggio ai veicoli elettrici.

Anche il ministro dei trasporti tedesco Andreas Scheuer ha messo in guardia la commissione europea dal fissare obiettivi troppo rigidi per l'industria automobilistica, "Credo che tutti i produttori di auto e camion siano consapevoli che stanno arrivando specifiche più rigorose. Ma devono essere tecnicamente fattibili", ha detto all'agenzia di stampa tedesca DPA.

Scheuer ha ri-affermato il sostegno tedesco nel sostenere la transizione all’elettrico per le autovetture mentre per i mezzi pesanti "è necessario concentrarsi maggiormente sull'idrogeno”

Le posizioni francese e tedesca potrebbero segnalare l'inizio di una battaglia che si sta preparando all'interno dell'UE su nuovi obiettivi climatici che influenzeranno massicciamente l'industria automobilistica.

La messa al bando dei motori a combustione interna entro il 2035 fa parte di un piano ambizioso per allineare l'economia Europea a obiettivi climatici più aggressivi, ma significherebbe anche un'eliminazione graduale degli ibridi più rapida di quanto previsto inizialmente da molti costruttori.

I nuovi obiettivi dell'UE in materia di emissioni sarebbero significativamente più rigorosi degli obiettivi iniziali che prevedevano una riduzione delle emissioni del 37,5% entro il 2030.
Mentre l'industria automobilistica si sta preparando a regole più severe, l'incontro avuto dal presidente Macron fa parte di un tentativo per ottenere il sostegno ad una più lenta e graduale eliminazione dei motori a combustione.

La Plateforme Automobile, o PFA, associazione che rappresenta l’intera filiera automotive in Francia , stima che saranno necessari 17,5 miliardi di euro di investimenti nel paese entro la metà del decennio per sviluppare batterie, stazioni di ricarica, idrogeno e servizi correlati.

 

La graduale eliminazione dei motori a scoppio potrebbe portare in Francia ad una perdita di circa 100.000 posti di lavoro nel settore automobilistico sui 190.000 attualmente impiegati, e alla chiusura di molti siti produttivi da qui al 2035.

La produzione di veicoli elettrici o fuelcells è meno laboriosa rispetto alla produzione di veicoli convenzionali ha affermato la PFA.
La Francia è in ritardo rispetto a paesi tra cui Germania, Giappone e Stati Uniti in termini di numero di robot utilizzati dall'industria automobilistica e i lavoratori francesi sono più costosi dei loro omologhi nei paesi dell'Europa orientale e meridionale.

 

(Fonte Bloomberg )

09/07/21 - Scandalo emissioni, collusione tra tedesche: multe a Bmw e VW

La Commissione Europea ha messo nero su bianco le prove di una collusione tra Daimler, Bmw e Vw relativamente a un cartello per gestire la faccenda emissioni

Dieselgate

La Commissione UE è arrivata alla conclusione della grande indagine, collegata al Dieselgate, che ha coinvolto i gruppi Daimler, Bmw e Volkswagen (Volkswagen, Audi e Porsche).

Secondo la Commissione, i marchi avrebbero violato le regole antitrust, consapevoli gli uni degli altri, sugli sviluppi tecnologici per la pulizia dei gas di scarico emessi dalle nuove auto diesel.

Per questo motivo ha imposto una multa di 875,189 milioni di €uro.


Daimler non è stata multata, tuttavia, poiché ha rivelato l’esistenza di questo cartello protettivo.
Tutte le altre società colluse hanno riconosciuto il loro coinvolgimento.
Bmw ha accettato l’accordo con la Commissione ed è stata multata per 372,827 milioni di €uro;
Volkswagen per 502,362 milioni di €uro (ma ha comunque goduto di una riduzione del 45% avendo collaborato).
Daimler ha beneficiato di una immunità totale: non avesse collaborato in modo proficuo, avrebbe ottenuto una multa attorno ai 727 milioni di €uro.


Secondo un comunicato ufficiale del gruppo Bmw, il marchio ha accettato l’accordo proposto dalla Commissione Europea relativamente allo scandalo delle emissioni che ha coinvolto i veicoli di diverse case automobilistiche tedesche.
Secondo Bmw non è stato confermato il sospetto secondo il quale anche la casa bavarese avesse montato dei dispositivi per ‘truccare’ le emissioni sui suoi veicoli.
A differenza di alcuni dei suoi concorrenti, Bmw non ha mai considerato un controllo delle emissioni ridotto e illegale“, ha comunicato la Casa con fermezza.


La Commissione Europea aveva accusato le case relativamente a uno sviluppo congiunto di un software che mascherasse le reali emissioni dei veicoli e di un’attività di lobby per ritardare e/o impedire lo sviluppo e l’introduzione di un filtro antiparticolato per motori a benzina a iniezione diretta.

“In risposta alle gravissime contestazioni all’epoca formulate, Bmw ha provveduto ad attivare adeguati accantonamenti per rischi ad aprile 2019, iscrivendo circa 1,4 miliardi di €uro.
Sulla base di una revisione, la Commissione europea ha abbandonato le accuse relative al dosaggio di AdBlue e al filtro antiparticolato per i motori a benzina.
Di conseguenza, Bmw ha già rivalutato la sua disposizione il 20 maggio di quest’anno.
Ciò ha comportato un effetto positivo sugli utili di circa un miliardo di €uro“, ha dichiarato il marchio di Monaco.


Dal punto di vista di Bmw i colloqui con le altre case miravano a creare un’infrastruttura di riempimento di AdBlue a misura di cliente, per supportare un efficace sistema di trattamento dei gas di scarico.
Queste discussioni, secondo la Casa bavarese, non hanno avuto alcuna influenza sulle decisioni sui prodotti dell’azienda.


Fonte www.formulapassion.it

08/07/21 - La meraviglia blu del sol levante: 20 anni di Subaru Impreza, icona dei rally

subaru

Subaru? La maggior parte delle persone pensa alla Forester o alla Legacy ed in ogni caso, si pensa ad un marchio di nicchia. Ma chiunque abbia mai giocato a Dirt Rally pensa immediatamente alla Impreza WRX STI, blu, con cerchi dorati, che gareggia contro la Toyota Celica e la Mitsubishi Lancer Evo, guidata da Colin McRae.
La vettura è stata lanciata sul mercato giapponese nel gennaio 1994 dotata di un 2 litri turbo da 250 Ps e trazione integrale:
Sull’onda dei successi nel mondiale rally è stata lanciata sul mercato europeo, esattamente 20 anni fa, la seconda versione, con i caratteristici fari e la griglia STI, una presa d’aria di dimensioni generose sul cofano e la brillante vernice "World Rally Blue" abbinata ai cerchi in alluminio color oro.
Una replica su strada della vettura dominatrice del mondiale Rally con McRae e Burns

subaru

Dotata di 265 PS di potenza massima, rappresentava il sogno di tutti gli appassionati e divenne un avversario temibile, in termini di vendite, di best sellers come VW Golf GTI o Ford Focus RS.
Insieme alla Mitsubishi Lancer Evo, non era solo il simbolo del rally, che all'epoca era estremamente popolare, ma rappresentava una nuova filosofia per i costruttori giapponesi.
Ed era bramata dagli appassionati e dagli intenditori, nonostante un prezzo di oltre 30,000 €, che nel 2001 rappresentava un valore quasi proibitivo
I numeri erano tutti dalla sua parte: da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi e un record sulla Nordschleife del Nürburgring di 7 minuti e 55 secondi, la mettevano nella stessa categoria delle supercars, il tutto con l’aspetto di una “normale” 3 volumi.
Ma i giapponesi non si sono fermati. L'Impreza WRX STI è stato continuamente evoluta.
La terza versione è uscita nel 2008 e la quarta e per ora ultima versione è uscita 2014, la più muscolosa, la più, per usare un termine in voga oggi “ignorante”:
Enormi branchie nei parafanghi, diffusore aerodinamico tra i 2 è motore, sempre boxer 4 cilindri, un must per Subaru, portato a 2.5 litri, turbocompresso, capace di sviluppare 300 Ps ed una coppia massima di 407 Nm.
Il suono di questo motore è ancora nelle orecchie degli appassionati e accompagnava la Impreza verso la sua velocità massima di 225km
All'epoca, Subaru parlava di un'auto adatta all'uso quotidiano. E naturalmente la WRX offriva spazio per cinque persone e fino a 460 litri di vano di carico.
Ma chi ci sarebbe davvero andato in vacanza o in ufficio alla guida di un simile razzo?
Subaru ha tolto la Impreza dalla gamma di vetture per il mercato Europeo nel 2018, in quanto l’adeguamento del motore alle normative antinquinamento avrebbe comportato investimenti troppo importanti a fronte dei numeri di vendita sviluppati
Il nome Impreza è ancora presente nella gamma Subaru, ma oggi identifica una tranquilla vettura, con motore ibrido da 150ps, denominato eBoxer.


I tempi cambiano, tra i costi dell’evoluzione tecnica dobbiamo mettere in conto anche il rinunciare ad una parte delle emozioni.
per fortuna ci rimane sempre la Playstation


02/07/21 Giovannini: "Addio alle auto a benzina e diesel entro il 2040"

Addio alle auto a benzina e diesel entro il 2040.
E' questa, secondo il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, la data per l'inizio dell'era in cui la mobilità sarà solo elettrica.

"Nel governo stiamo ancora ragionando. Ci sono Paesi, come quelli del nord Europa, che hanno fissato il limite al 2030. Altri al 2040. A luglio arriverà l'indicazione della Commissione Europea. Noi presto decideremo, ma direi che il 2040 è una data limite", ha detto in una intervista a 'la Repubblica'.
Il Pnrr ha appena avuto l'ok dell'Europa. Era scontato? "Assolutamente no.

La Commissione europea è stata molto attenta: per ogni progetto presentato c'è una analisi di fattibilità con uno studio molto approfondito.
E il fatto che la Commissione rapidamente abbia potuto approvare il piano è il segno che era fatto bene", replica il ministro.
Per Infrastrutture e mobilità avete 41 miliardi: "in realtà sono 61 se consideriamo tutti i fondi a disposizione.
Serviranno.
Le infrastrutture sostenibili sono un concetto nuovo: farlo secondo l'economia circolare vuol dire progettarle per il riuso".
I porti "hanno un investimento dedicato di 4 miliardi. Direi senza precedenti. Per trasformarli in porti verdi. Che vuol dire? Intanto portare l'elettricità in banchina, così le navi spegneranno i motori a gasolio in porto. E poi ridurre i tempi di logistica per diminuirne l'impatto ambientale".


In 5 anni l'Alta velocità ferroviaria arriverà davvero al Sud?
"Non in tutto il Sud, diciamo in parte, su alcune tratte. Si comincia con Battipaglia-Tarsia, con un blocco che ci consente di collegare questa tratta con Matera e Taranto. Poi collegheremo la Ionica. Una sfida che vinceremo".

Fonte ADNKRONOS

30/06/21 Knorr-Bremse conferma l'interesse per l’acquisizione del controllo di Hella

Il fabbricante di freni per camion e treni Knorr-Bremse ha confermato di essere fortemente interessato ad acquisire la quota di controllo del 60% di Hella GmbH & Co. KGaA, attualmente detenuta dalla famiglia fondatrice.
I colloqui sono ancora in una fase iniziale, ha riportato l’ufficio comunicazione di Knorr-Bremse.


"In questo momento non è possibile prevedere se si arriverà alla chiusura di un accordo"


Già dalla fine di aprile 2021 circolavano voci insistenti secondo le quali il produttore di illuminazione ed elettronica con sede a Lipstadt, avrebbe manifestato l'intenzione di cedere una quota importante proprio capitale azionario.
Alcuni autorevoli giornali tedeschi hanno riportato, che già dalla scorsa primavera, la famiglia proprietaria di Hella aveva incaricato una banca di investimento per la ricerca di nuovi soci di maggioranza.
La ricerca potrebbe essere arrivata alla stretta finale.
Le prossime settimane saranno cruciali per l'eventuale passaggio di Hella a Knorr Bremse

25/06/21 Lancia, 3 nuovi modelli entro il 2026

Stellantis intende dare nuova vita al marchio Lancia, come più volte confermato anche dal Ceo Carlos Tavares, il quale, nel tentativo di dare allo storico marchio italiano una possibilità di sopravvivenza a lungo termine attraverso un focus su design, elettrificazione e un’espansione internazionale oltre l’Italia - dove dal 2017 è presente con un unico modello - il 15 giugno scorso ha affidato al nuovo responsabile del design Jean-Pierre Ploué l’incarico di progettare rapidamente una nuova gamma di modelli.


Secondo indiscrezioni raccolte dall'edizione europea di Automotive News, entro i prossimi cinque anni Lancia presenterà tre nuovi modelli:
un’utilitaria, un crossover compatto e una berlina compatta.
La compatta che sostituirà la Ypsilon, sarà la prima ad essere lanciata a metà 2024, e sarà il primo modello completamente elettrico nei 115 anni di storia di Lancia.
Ne verrà proposta anche una variante a benzina.
Il secondo modello, un crossover compatto, dovrebbe debuttare nel primo trimestre del 2026 e avrà la sola alimentazione a batteria.
Mentre i progetti della city-car e del crossover compatto sono stati formalmente approvati per lo sviluppo, la berlina compatta non avrebbe però ancora ricevuto l’approvazione formale.
Lancia starebbe infatti ancora valutando se ci potrebbero essere volumi sufficienti per una hatchback che raggiungerà il mercato entro la fine del 2027.

Fonte "Il Sole 24Ore"

23/06/2021 MARELLI VENDE IL BUSINESS SOSPENSIONI?

Il fondo giapponese KKR & Co., proprietario di Magneti Marelli, rilevata da FCA nel 2018 per 6,2 miliardi di €uro tramite la sua controllata giapponese Calsonic, stà valutando la cessione della divisione Sistemi Sospensioni, innescando l’interesse di fondi di private equity ed anche di altri produttori.


La divisione, che ha stabilimenti in Italia, Polonia, Brasile, Messico, Stati Uniti, India e Giappone ha generato un fatturato di circa 900 milioni di Euro, ma non viene ritenuta sufficientemente strategica e redditizia dal fondo giapponese.


Con la cessione della divisione sospensioni, KKR conta di liberare risorse da investire sulle divisioni più redditizie, in particolare le divisioni elettroniche, come dimostra anche la Joint Venture recentemente siglata con il produttore di motori elettrici Punch.


17/06/2021 La carenza di semiconduttori costringe i costruttori a ridurre la capacità produttiva

La carenza di semiconduttori sta costringendo la il gruppo VW/AUDI a ridurre nuovamente la produzione.
La produzione di Tiguan e Touran saranno stoppate nella terza settimana di Giugno 2021, e la produzione della Golf continuerà solo su piccola scala.

A causa della mancanza di semiconduttori, VW/AUDI ha nuovamente subito massicci fermi di produzione presso lo stabilimento principale di Wolfsburg:
La prossima settimana, il lavoro sarà sospeso su due delle quattro linee di produzione e le due in funzione lavoreranno solo su due turni.
La produzione della Tiguan, della Touran e della Seat Tarraco, costruite appunto a Wolfsburg, sarà sospesa per cinque giorni dal 21 al 25 giugno.
La produzione della Golf avverrà invece su 2 turni anziché 3.
Oltre al montaggio, sono interessate anche le aree come la carrozzeria e il reparto verniciatura.


Dipendenti dell'unità produttiva principale del gruppo VW/AUDi sono stati informati già lo scorso martedì dal management. 

Il board VW/AUDI non ha deciso se la produzione verrà nuovamente ridotta anche in altri plants del gruppo.
Nei mesi scorsi, proprio a cause delle difficoltà di approvvigionamento dei microchips, gli stabilimenti di Emden e Bratislava avevano avuto fermi di produzione



Ma se Atene piange, Sparta non ride.
Anche l’altro colosso tedesco, Daimler AG,  ha dovuto ridurre la produzione questa settimana negli stabilimenti di Rastatt, Brema e Kecskemet, sempre a causa di quanto sopradescritto
Daimler AG, dovesse prolungarsi per lungo tempo questa scarsità di semiconduttori, non esclude di bloccare completamente alcune delle sue unità produttive.

Per capire quanto la situazione sia complicata, basta dire che i semiconduttori sono presenti in ogni parte di una vettura prodotta oggigiorno.
La domanda di questi particolari da parte dell'industria automobilistica è aumentata esponenzialmente negli anni, ma ha subito un drastico calo durante i mesi più duri della pandemia Covid, durante i quali la vendita di vetture era prossima allo zero e la maggior parte delle case auto produceva a ritmi ridottissimi.
Nello stesso momento, i produttori di semiconduttori hanno visto aumentare la domanda di questi fndamentale componenti elettronici da nuovi acquirenti, come ad esempio l’industria informatica, l'elettronica di intrattenimento e l’industria medica, che hanno avuto una crescita incredibile durane la pandemia, spiazzando così i componentisti e di conseguenza le case auto.

15/06/2021 Sulle auto elettriche serve gradualità

Cingolani, Ministro della Transizione Energetica in una recente intervista sull'evoluzione del mercato auto, afferma che, per la transizione ecologica serviranno almeno 10 anni. Nell'ottica dell'abbassameno dell emissioni, si dovrà puntare anche sull’idrogeno.

Lo stato italiano, attraverso i fondi del PNRR, ossia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, stà pianificando la costruzione di una Gigafactory, destinata alla costruzione delle batterie per auto elettriche. Al progetto dovrebbe parteciupare anche Stellantis.

Il ministro Cingolani ha confermato il piano ed ha anche parlato dell’evoluzione del parco auto, con il passaggio da veicoli con motori endotermici da veicoli elettrici che non potrà essere immediata, ma graduale, in un lasso di tempo di almeno 10 anni.

Il parco circolante italiano è composto ancora da 13 milioni di vetture Euro 0 ed anche se, da domani diventassero ad alimentazione elettrica, non ci sarebbero sufficienti infrastrutture per la ricarica di questi veicoli.

L’Italia produce attualmente 0,8 Gigawatt di energia rinnovabile all’anno, l’obiettivo nel medio periodo è di arrivare a 8 Gigawatt.

Il passaggio all’elettrico dovrà per forza essere graduale ed anche sostenibile anche a livello sociale, dato il maggior costo che le famiglie dovranno sopportare per l'acquisto di un veicolo elettrico.

Il Ministroha insistito anche sul mix di veicoli necessari per rendere possibile la transizione ecologica, ed arrivare all’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2020, puntando quindi anche sui veicoli ad idrogeno

Ma anche l’idrogeno non sarà sufficiente a completare la transizione se non verrà fatto un importante passo avanti a livello culturale, ossia evitare il più possibile di circolare da soli in automobile, utilizzandola prettamente per gli spostamenti di più persone


Aftermarket e nuova BER, cosa cambia dal 2023?

L’automotive è molto importante e quindi l’Unione Europea emana dei regolamenti specifici, con quelli attualmente in vigore che cambieranno nel 2023:
vediamo i rapporti fra aftermarket e nuova BER.
Sappiamo che la Commissione e il Parlamento europei prestano una certa attenzione al fatto che la concorrenza sia salvaguardata ma il processo non può essere troppo veloce per non creare difficoltà ai settori coinvolti.
Queste ‘esenzioni’ sono regolate dalle Block Exemption Regulation - BER che gradualmente guidano le attività verso una maggiore concorrenza. Abbiamo visto che l’entrata in vigore delle nuove regole avrà importanti conseguenze, ad esempio sui concessionari Stellantis.
I rapporti fra le Case e i concessionari vedranno una diminuzione del potere delle prime verso i secondi ma quando la BER attuale – N° 1400/2002 – sarà sostituita, cosa accadrà fra aftermarket e nuova BER, la 461/2010?


Aftermarket e nuova BER, la questione dei ricambi

La nuova BER conferma che gli EOM non possono impedire ai propri fornitori di primo impianto di approvvigionare di pezzi di ricambio i distributori indipendenti e i riparatori, siano essi indipendenti o autorizzati.
La Commissione Europea ha infatti rilevato che la BER 1400/2002 ha permesso alle Case di usare il loro potere contrattuale per limitare i fornitori di primo impianto nella vendita di ricambi all'aftermarket indipendente, rendendo così di fatto i componenti ‘prigionieri’ (captive parts).
Si è ottenuto questo obbligando il fornitore a trasferire la titolarità dei diritti di proprietà industriale o delle attrezzature di produzione al costruttore.
In questo modo si è di fatto impedito al fornitore di utilizzare i macchinari di produzione o diritti di proprietà industriale per la produzione di ricambi da vendere direttamente all'aftermarket.
La Commissione europea, per chiarire le questioni fra aftermarket e nuova BER, ha comunicato che un l'accordo tra un OEM e un fornitore di componenti è soggetto al diritto della concorrenza.
Questo perché i supplier hanno per lo più esperienza e capacità sufficienti per sviluppare e produrre componenti e non hanno necessità di avere sempre un input specifico da parte dell’OEM.
Un altro punto importante fra aftermarket e nuova BER e la libertà di acquistare parti e attrezzature per i riparatori indipendenti.


Libertà di approvvigionarsi fra aftermarket e nuova BER

Dato che essi non dipendono dai produttori di veicoli, i riparatori indipendenti sono liberi di acquistare e utilizzare qualsiasi parte o attrezzatura per la riparazione e la manutenzione dei veicoli, purché soddisfino i requisiti legali, in particolare quelli contenuti nelle normative sulla sicurezza dei prodotti e sull'ambiente. I riparatori indipendenti potranno quindi procurarsi ‘ricambi originali’ ‘di qualità corrispondente all’originale’ e altri ricambi di qualità da produttori indipendenti e distributori indipendenti.
I riparatori autorizzati solitamente acquistano i ricambi dalle Case con le quali hanno un accordo.
Per stimolare la concorrenza nel mercato dei ricambi, il nuovo quadro normativo continua a prevedere la possibilità per i riparatori autorizzati di procurarsi ricambi originali o qualità equivalente da fornitori o distributori indipendenti.
Questa libertà può essere limitata dall'obbligo di procurarsi una quantità minima di ricambi dal produttore del veicolo.
Questo obbligo viene visto dalla Commissione Europea come un abuso e quindi questa soglia minimo di approvvigionamento viene abbassato per non mettere in pericolo la concorrenza.


Aftermarket e nuova BER per le officine autorizzate

Tanto maggiore è la quota di mercato dell’OEM tanto minore sarà la percentuale di approvvigionamento minimo dei ricambi che potrà imporre alla sua rete dei riparatori autorizzati. Si sono inoltre considerate le officine autorizzate, che possono trovarsi a dover eseguire riparazione o manutenzione su veicoli di altre marche.
In questo caso sono da considerarsi riparatori ‘indipendenti/multimarca’ e quindi potranno reperire ricambi da produttori o distributori indipendenti. È comunque necessario che i ricambi soddisfino i requisiti legali, in particolar modo quelli delle normative sulla sicurezza e sulla protezione ambientale.


(Fonte Inforicambi.it del 11.06.2021)



DIFFICOLTA’ MERCATO AUTO A MAGGIO 2021

Nel mese appena concluso, il mercato auto ha fatto registrare il dato più basso del 2021. Le associazioni di categoria chiedono all’esecutivo incentivi, ritenuti indispensabili per riavviare il mercato

L’immatricolato auto di Maggio ha messo in luce le difficoltà del mercato auto nell’uscire dalla crisi generata dalla pandemia.
Con 142.730 immatricolazioni a Maggio 2021, si è assistito ad un calo di quasi il 28% rispetto al mese al Maggio 2019 (il maggio 2020 non viene considerato per evidenti motivi). In termini numerici parliamo di 55.000 vetture vendute in meno.
 Il dato di maggio è in forte calo anche rispetto ai mesi di Marzo (-12,7%) e Aprile (-17,1%).
Nel aggregato Gennaio/Maggio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019, la perdita è di quasi il 20%. Un dato troppo negativo, che richiede un cambio di passo in tempi brevi.

ANFIA, FEDERAUTO e UNRAE denunciano il fatto che il dato cumulato 2021 sia la prova numerica del bisogno di incentivi. I bonus riservati alle vetture a basse emissioni si sono esauriti troppo presto per poter dare uno slancio all’immatricolato, ed innescare un benefico effetto volano.
Le associazioni auspicano che nella conversione del D.L. Sostegni Bis, vengano inserite misure  mirate al rinnovamento del parco circolante.
Secondo uno studio di ACI, nel 2020 il parco circolante italiano è invecchiato ulteriormente, portando l’età media a quasi 12 anni, uno dei più vecchi d’Europa.
E’ necessario rifinanziare gli incentivi per il 2021, con una dotazione adeguata e non limitata, per i veicoli “a basse emissioni” che stanno prendendo sempre più piede tra i consumatori, oltre ad avere un effetto benefico sull’ambiente. Un focus particolare deve essere posto inoltre sul rinnovo del parco veicoli commerciali

Questi incentivi verrebbero parzialmente recuperati, grazie all’aumento del gettito IVA derivante dalla vendita di vetture nuove.
Un ulteriore problema è rappresentato dalla penuria di semiconduttori, che stà generando un ritardo nell’immatricolazione delle vetture. Le associazioni chiedono quindi che la prenotazioni con Ecobonus, passi da 180° 300 giorni, così da poter beneficiare degli incentivi.

Il rilancio dell’economia post pandemia, passa anche attraverso la salute del settore automotive che con il suo indotto è in grado di trascinare interi settori

Euro 6, tutto quello che c’è da sapere (Euro 6D-temp, Euro 6D e additivo Ad Blue)

 

Le auto Euro 6 non sono tutte uguali: quelle post-dieselgate, in vendita da pochi anni, sono effettivamente «pulite», ma richiedono rifornimenti supplementari di un liquido speciale.
Chi ignora la spia della riserva resta a piedi.

L’Euro 6 e le sue sottoclassi (o revisioni)

L’Euro 6 (in vigore dal settembre 2014) non muta i limiti di emissione di monossido di carbonio (CO) e particolato (PM) rispetto ai già bassi livelli previsti dalle precedenti Euro 5, ma riduce quelli di ossidi di azoto (NOx) e numero di particelle di particolato (polveri sottili).

Da notare, però, che l’Euro 6 si è evoluto nel tempo in diverse sottoclassi (o revisioni) che prevedono tempistiche operative e standard omologativi differenti:

  1. Euro 6A veicoli omologati da 1.9.2014 e immatricolati da 1.9.2015
  2. Euro 6B veicoli omologati da 1.9.2014 e immatricolati da 1.9.2015
  3. Euro 6Cveicoli omologati da 1.9.2017 e immatricolati da 1.9.2018
  4. Euro 6D-temp(o Euro 6.2) veicoli omologati dal 1.9.2018 e immatricolati da 1.9.2019
  5. Euro 6D “piena”(o Euro 6.3) veicoli omologati da 1.1.2020 e immatricolati da 1.1.2021

I Test cambiati per il Dieselgate

Dopo lo scandalo emissioni del 2015, il famoso Dieselgate divenne evidente anche ai non addetti ai lavori che le emissioni nocive reali (soprattutto quelle di ossidi di azoto, NOx) erano di molto superiori (400-500%) a quelle rilevate nei test di laboratorio su cui da sempre si basavano le prove di omologazione dei veicoli.

EURO 6C

La vera modifica introdotta con l’Euro 6C sta nel metodo: per la prima volta lo standard per la rilevazione delle misure dei vari parametri di inquinamento NEDC (New European Driving Cycle), è stato stato sostituito dal 1 settembre 2017 dal nuovo ciclo di omologazione WLTP (Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure) e affiancato dalla prova su strada RDE (Real Driving Emissions): in sostanza, i limiti da rispettare restarono formalmente gli stessi della classe antinquinamento Euro 6, ma il monitoraggio delle emissioni avviene con nuovi metodi di misurazione più difficili da rispettare.

Dopo l’Euro 6C, da settembre 2019 è entrato in vigore l’Euro 6D in due fasi:

  1. la prima, temporanea: Euro 6D-temp(o Euro 6.2)
  2. la seconda, definitiva: Euro 6D “piena”(o Euro 6.3)

EURO 6D-TEMP (O EURO 6.2) E EURO 6D (O EURO 6.3)

Tutto è frutto del dieselgate: per ostacolare il più possibile trucchi in fase di omologazione, la Ue ha introdotto gli standard Euro 6D-Temp ed Euro 6D, con rilevazione delle emissioni in test su strada.

Il test Real Driving Emissions (RDE) misura le sostanze inquinanti, come gli NOx, emesse dalle automobili durante la guida su strada. RDE non sostituisce il test di laboratorio WLTP, ma lo completa. RDE garantisce che le auto producano basse emissioni in condizioni stradali. L’Europa è la prima regione al mondo a introdurre tali prove su strada, segnando un grande balzo in avanti nelle prove sulle emissioni delle auto.

Valida per le omologazioni a partire da settembre 2018, ma obbligatoria per tutte le auto immatricolate dal 1° settembre 2019, l’Euro 6d-temp affianca appunto alle prove di laboratorio la misurazione delle emissioni su strada attraverso la procedura RDE, ma solo per gli ossidi di azoto (NOx) e il numero di particelle di particolato (polveri sottili).

Si stabilisce qui una soglia di tolleranza tra i dati (relativo agli NOx) rilevati nel ciclo in laboratorio e in quello su strada. la differenza può essere:

al massimo 110%, Euro 6D-temp (o Euro 6.2) veicoli omologati dal 1.9.2018 e immatricolati da 1.9.2019

al massimo 50%, Euro 6D “piena” (o Euro 6.3) veicoli omologati da 1.1.2020 e immatricolati da 1.1.2021

con limiti ai NOx sempre più bassi sia per i motori a benzina che per quelli a gasolio.

Cosa è cambiato?

Il rapido susseguirsi di normative in materia di emissioni ha reso necessari alcuni correttivi tecnici ai motori. Oltre al già citato filtro antiparticolato per i propulsori a benzina a iniezione diretta, parliamo dell’efficientamento dei sistemi di ricircolo dei gas di scarico e del ricorso ai catalizzatori SCR nei motori Euro 6d, per ridurre drasticamente il livello di NOx. Tutto questo si riflette anche sul consumatore, in termini di costi (di listino e di esercizio) e di libertà di scelta.
Infatti, stanno già sparendo dalle gamme le piccole diesel.

L’additivo Ad Blue

Solo così si abbattono drasticamente gli NOx, trasformandoli in innocuo vapore acqueo (H2O) e in gas di azoto (N2) altrettanto innocuo per la nostra salute perché contenuto nel 78% dell’aria che respiriamo. Ma richiede l’uso di una soluzione liquida a base di urea.

AdBlue è il marchio registrato (da parte di VDA) per AUS32 (Aqueous Urea Solution 32.5%) utilizzato nella riduzione selettiva catalitica (SCR) per ridurre le emissioni degli ossidi di azoto dai gas di scarico prodotti dai veicoli dotati di motore diesel fino al 90%

POCHI LO SANNO

Se ne sono accorti in pochi, ma buona parte delle auto diesel targate dall’autunno 2018 richiede un’attenzione in più: rabboccare il liquido del catalizzatore selettivo Scr.
Un fastidio e un costo in più. E chi ignora la spia che indica la necessità di provvedere resta a piedi: appena spegne il motore, non può più riavviarlo, se il livello del liquido resta invariato.

Solo il 20% dei clienti sa che la sua nuova auto ha bisogno anche di questo liquido. Il dato emerge dalle dichiarazioni del personale tecnico di accettazione di alcune concessionarie.

IL PRODOTTO DA ACQUISTARE

Il reagente utilizzato dal sistema è una soluzione al 37,5% di urea chimica e di 67,5% di acqua deionizzata. Ufficialmente si chiama AUS32 (Aqueos urea solution 32,5%), ma è disponibile sul mercato anche sotto il nome di Ad Blue o Def (Diesel Exhaust Fluid).

ATTENZIONE ALLA SPIA

Tutte le vetture con Scr hanno per legge un segnalatore sul cruscotto o nel navigatore di bordo, per avvisare quando il livello del fluido si abbassa al 20% della capacità del serbatoio.

La normativa europea impone che, a serbatoio completamente vuoto la centralina impedisca il riavvio del motore. E non si può aggirare il blocco versando nella bocchetta di rifornimento acqua o gasolio: si resterebbe sempre fermi, con in più il rischio di creare gravi danni.

IL RIFORNIMENTO

La bocchetta di rifornimento normalmente si trova accanto al bocchettone del gasolio. È ben riconoscibile perché più piccola.

In qualche modello il serbatoio è ubicato nel bagagliaio e in tal caso è bene fare attenzione ai rabbocchi per non danneggiarne il rivestimento o addirittura i bagagli.

31/05/2021 - Rivoluzione Stellantis

Stellantis, il grande gruppo automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA,  4° costruttore mondiale, con oltre 2,5 Milioni di veicoli costruiti nel 2020,  ha avviato  una decisa riorganizzazione della sua rete di distribuzione europea.

Il gruppo ha infatti comunicato a concessionari e punti di assistenza la volontà di risolvere i contratti attualmente in essere e di voler dare vita ad un nuovo modello di distribuzione multimarca che sarà lanciato a giugno 2023.

La comunicazione verrà inviata ai concessionari a giugno 2021 per poter dare due anni di preavviso.

In questi due anni Stellantis getterà le basi per la costruzione della nuova rete, e un portavoce del gruppo ha detto che l’azienda lavorerà con i rappresentanti delle concessionarie per stabilire i nuovi criteri su cui si baserà la nuova organizzazione.  Al momento però non è ancora chiaro se Stellantis abbia intenzione di effettuare tagli o ridimensionamenti della rete Europea.

Stellantis ha riferito che la decisione della ristrutturazione è stata presa anche in considerazione delle nuove norme che entreranno in vigore da Giugno 2023  e modificheranno significativamente il regolamento dell’Unione Europea sulle esenzioni per il settore automobilistico (il BER, Block Exemption Regulation), che finora aveva dato grandi libertà ai costruttori nella gestione delle reti di distribuzione delle auto.
Non è ancora del tutto chiaro cosa cambierà, ma indiscrezioni parlano di modifiche che terranno conto della regolamentazione delle vendite online di automobili.
Stellantis per ora ha detto che i consumatori avranno più possibilità di scelta, sia per quanto riguarda i canali di distribuzione che per quanto riguarda i marchi.

I rappresentanti dei concessionari saranno coinvolti nella definizione dei futuri piani di distribuzione e della strategia che portera' al nuovo sistema di distribuzione Stellantis.

In concreto, il gruppo vuole ricostruire una rete di distribuzione piu' adatta e quindi probabilmente piu' connessa.

 

28/05/2021 - Anche Ferrari si converte al SUV?

Marchionne diceva che con lui in vita non ci sarebbe mai stato un SUV Ferrari.
Ma i tempi cambiano e l’entrata in questo segmento di marchi superlusso come Lamborghini, Rolls Royce, Aston Martin sembra aver convinto i vertici Ferrari a cambiare idea

Le prime illazioni dicono che si chiamerà Purosangue il primo SUV della storia Ferrari. Il debutto potrebbe avvenire nei prossimi mesi, molto più probabilmente ad inizio 2022 e sarà il modello con il quale Ferrari sfiderà modelli Aston Martin DBX, Rolls-Royce Cullinan, Lamborghini Urus e Bentley Bentayga.

Un prototipo è già stato avvistato e fotografato, e i primi indizi portano a pensare che il veicolo verrà realizzato partendo dal riuscitissimo pianale denominato Giorgio che ha già dato vito a modelli come il Maserati Levante e le Alfa Romeo Stelvio e Giulia.

Il pianale verrà opportunamente modificato e come confermato dal management Ferrari, il Suv sarà lungo 5 metri e a 4 posti. Le motorizzazioni potrebbero essere più di una e partirebbero da un classico V12 aspirato (non elettrificato per non appesantire ulteriormente il veicolo), un V8 Biturbo che potrebbe essere quello della SF90 Stradale, in versione mild Hybrid o plug-in Hybrid,  ma anche di un V6 turbo Ibrido che è già in sviluppo a Maranello. Si parla anche di un modello Full Electric, ma il management Ferrari ha annunciato che il primo modello Full Electric vedrà la luce solo nel 2025.
La trazione sarà integrale e le sospensioni saranno a controllo elettronico.

Questi i possibili dettagli tecnici.

Per quanto riguarda l’estetica, i vari designer si stanno già scatenando, e qui ve ne diamo alcuni esempi


Al momento, le uniche immagini certe che abbiamo sono quelle del prototipo mascherato, per la versione definitiva…bisognerà avere ancora un po’ di pazienza.

25/05/2021 - Germania: ok alle auto con guida autonoma!

Auto Pilot DiPaSport

Dal 2022 in Germania potranno circolare liberamente su strada anche le auto a guida autonoma, senza conducente. Avranno una viabilità dedicata, ma è il primo vero importante passo che il Paese fa verso la libera circolazione di questa tipologia di veicoli.
È stato il Bundestag (che corrisponde a quella che in Italia è la Camera dei Deputati) ad approvare la legge che autorizza proprio la circolazione di questa tipologia di mezzi in Germania, a partire dal 2022. Ora è il Senato Federale, ovvero il Bundesrat, a dover decidere. La nuova legge che autorizza la circolazione dei veicoli automatizzati al livello 4 della classificazione SAE (ne fanno parte tutti i mezzi il cui controllo è completamente in capo al computer, ma solo in determinate aree autorizzate) deve essere approvata appunto anche dal Bundesrat.
Entro la fine della legislatura attuale dovrebbe arrivare il via libera ufficiale e definitivo a questa nuova legge. Chiaramente però, prima di vedere circolare sulle strade tedesche i veicoli senza conducente, è assolutamente necessario che la normativa sia completa e che quindi vengano posti in essere i relativi regolamenti attuativi.
Sta di fatto comunque che se anche il Bundesrat esprimerà il suo favore a questa nuova legge, allora l’auto a guida autonoma diventerà una realtà in Germania, bisognerà solo aspettare che la legge entri in vigore. Il disegno di legge che è appena stato approvato, in pratica, altro non è che una modifica al Codice della Strada, che permetterà alle auto a guida autonoma (senza conducente) di essere usate in tutto il Paese.
Come anticipato, i veicoli approvati sono quelli autonomi di livello 4, che significa ‘alta automazione’ e quindi per i quali il sistema automatico può gestire qualsiasi tipo di soluzione, ma ha ancor bisogno della presenza di una determinata segnaletica stradale per funzionare e oltretutto non deve essere attivato in caso di maltempo o in altre condizioni estreme di guida.
Il Ministero dei Trasporti in Germania oggi sostiene che i primi veicoli a guida autonoma che potranno circolare perché avranno tutti i canoni del livello 4 saranno bus navetta senza conducente, autobus di trasporto pubblico autonomo. Vi saranno poi dei servizi di robotaxi collettivi, che potranno viaggiare però solo in determinate aree più semplici, come ad esempio i piccoli centri urbani, zone felici, senza eccessivo traffico.
Nel livello 4 comunque potranno rientrare anche gli automobilisti privati, chiaramente. Ma si tratterebbe di auto che oggi hanno ancora un gap tecnologico da scontare rispetto a queste nuove leggi futuristiche e permissive. In ogni caso, ogni passo verso la mobilità autonoma deve essere fatto per gradi, e anche la Germania si sta muovendo così.


(fonte motori.virgilio.it)

15/05/2021 - Immatricolazioni: Europa in calo


Immatricolazioni auto europa | DipaSport

Sono state 1.039.810 le auto immatricolate ad aprile 2021 nell’area dell’Europa Occidentale (UE+EFTA+UK), con una crescita a tre cifre sullo stesso mese del 2020 (+255,9%). Questo incremento, tuttavia, non è rappresentativo della reale situazione, dal momento che il confronto si fa con il 2020, anno che, ancora più del 2020, ha risentito dell’impatto del lockdown . Se più correttamente si paragona il dato dell’aprile scorso con quello dell’aprile 2019, ciò che emerge non è una crescita, bensì un calo del 22,7%, che , secondo il Centro Studi Promotor, riflette la reale situazione di un mercato automobilistico ancora fortemente provato dalla pandemia.

La crisi non risparmia i cinque maggiori paesi dell’area e cioè Germania, Italia, Francia Regno Unito e Spagna che assorbono il 70,2% delle immatricolazioni in Europa Occidentale. L’Italia è il paese che, nel primo quadrimestre 2021, accusa il calo più contenuto, ossia un 16,9% contro il 21,5% della Francia, il 25,6% della Germania, il 34,2% del Regno Unito e il 39,3% della Spagna. Ciò è dovuto al fatto che il nostro paese ha stanziato incentivi per l’acquisto di vetture con emissioni di CO2 tra 0 e 60 gr/km, ma anche, per il primo semestre 2021, incentivi per le vetture con alimentazioni tradizionali con emissioni di CO2 comprese tra 61 e 135 gr/km. L’apporto alle vendite di queste ultime auto non è stato sufficiente per riportare il mercato al livello del 2019, ma ha consentito di contenere le perdite. Purtroppo lo stanziamento per l’acquisto di vetture con emissioni di CO2 tra 61 e 135 gr/km si è esaurito l’8 aprile, ma da alcune fonti si apprende che il Decreto Ristori dovrebbe prevedere un congruo rifinanziamento proprio per gli incentivi per l’acquisto di auto con emissioni di CO2 da 61 a 135 gr/km. Se così fosse, il mercato italiano dell’auto nel 2021 potrebbe chiudere con un consuntivo non molto al di sotto del livello di immatricolazioni registrate nel 2019.

Resta da dire – afferma Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – che se, grazie alla sensibilità del Governo, il mercato italiano potesse chiudere il 2021 non molto al di sotto del 2019, resterebbe ancora parecchio terreno da recuperare per tornare alla normalità. Nel 2019 le immatricolazioni nel nostro Paese toccarono infatti quota 1.916.951 con un calo del 23,1% rispetto al massimo toccato del 2007 prima della crisi dei mutui sub-prime e con un calo del 12,9% sul livello di 2.200.000 immatricolazioni, che è ritenuto ottimale per consentire la regolare sostituzione delle auto circolanti con tutto quello che ne deriva in termini di sicurezza e di contenimento delle emissioni. Chiudere il 2021 non molto al di sotto del 2019 – continua Quagliano – sarebbe un risultato importante anche per riportare alla normalità nei prossimi anni il mercato italiano dell’auto sfruttando l’impatto che sull’economia avrà il recovery plan.

 

(fonte ilgiornaledelmeccanico.it)

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